| In commissione giustizia il Lodo Loacker non è passato. |
[09 Jul 2009|10:06am] |
Siete disgustati dal fatto che Calisto Tanzi probabilmente non metterà mai piede in carcere? Siete indignati perché le leggi sono fatte su misura per non far finire in tribunale chi fa le leggi? Siete convinti che, in fondo, "è tutto un magna-magna"? Qualunquisti! Sbagliate a non avere più fiducia, perché lo Stato italiano, quando vuole, sa essere severo ma giusto. Così si fa. Ora mi sento molto più sicuro.
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[05 Jul 2009|02:49pm] |
in questi giorni avevo scambiato tiziano sclavi per tiziano scarpa. il mio solito problema con i nomi.
per quanto, io un premietto strega a sclavi glielo darei.
per concludere: dell'iran non ne parla più nessuno
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| praticamente 'na matta |
[04 Jul 2009|03:17pm] |
passerò il sabato e la domenica a fare questo:

infilare le perline nel filo di nylon.
dopo di ciò, sarò pronta per lavorare con loro:


(seeee magari)
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| Cripticismi estivi |
[02 Jul 2009|10:53pm] |
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mood |
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shocked |
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E'ironico dover constatare che l'unico modo per farmi capire le cose sia quello di appizzarci le corna arrotolate che ho. Pazienza,una volta all'anno è tollerabile. E.
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| letture |
[27 Jun 2009|12:48pm] |

Nell'anno drammatico della rivoluzione, Kapuscinski è in Iran per uno dei suoi più brillanti e memorabili reportage, in cerca di risposte. E riesce a temperare, con impeccabile stile, la complessa ricostruzione storico-giornalistica con un'appassionante capacità narrativa. Non fa lezione, non sale in cattedra. Al lavoro nella sua stanza d'albergo, ingombra di giornali, di ritagli, di foto, filmati e nastri registrati, ricostruisce il quadro degli eventi, delle premesse che li hanno provocati e delle situazioni che si preparano. Ricostruisce il lento ma inesorabile procedere degli avvenimenti che hanno portato alla rivoluzione khomeinista: l'incerta ascesa al potere dello scià, la sua euforica prepotenza in seguito alle scoperte petrolifere, il clima di terrore e repressione instaurato dalle brutali forze di polizia della Savak e il progressivo rifugiarsi del popolo nelle moschee, tra le braccia dei mullah e dell'islam, unica istituzione ritenuta in grado di proteggere dalla violenza cieca del potere centrale di Teheran. Il suo puzzle rigoroso è sempre filtrato dalla sensibilità e da un'umanità profonda.
Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.
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