vi sottopongo questa acuta, caustica, sentita riflessione glocal/editoriale
dell'ottimo Massimiliano Zambetta:
"C’è tempo fino a gennaio per andare sul sito degli agitatori culturali salentini di musicaos.com, scaricare e leggere il romanzo breve del leccese Rossano Astremo, La carne muore.
C’è tempo ed è interessante, dal momento che si tratta di una storia ambientata nel Salento, con un respiro che si può estendere al resto della Puglia, e si ispira liberamente alle vite di scrittori come Salvatore Toma e Claudia Ruggeri: lontani dal centro del mondo, morti prematuramente, scoperti tardivamente.
Non mi interessa affrontare in questa occasione la storia e la scrittura di Astremo, il suo romanzo è a disposizione della curiosità e dell’interesse di tutti: il documento da scaricare è leggero e l’operazione di download è agevole anche per chi non possiede un collegamento ad alta velocità. Mi limito a segnalarvi il bello della struttura articolata del testo: ci sono due voci narranti, un romanzo nel romanzo, oltre alla ricostruzione di articoli di giornali e poesie.
I punti deboli del testo, sono riconducibili alla mancanza di un editing: una visione estranea al testo che avrebbe contribuito a sciogliere soprattutto alcuni dialoghi.
Ed è sulla mancanza di editing che mi voglio concentrare, sulla storia editoriale de La carne muore, che rappresenta un infelice consuetudine nel mondo editoriale pugliese. Astremo, ammettendo il respiro regionale della sua storia ha spedito il manoscritto a diversi editori della nostra regione, ricevendo una proposta di pubblicazione da tutti. A pagamento. Fino a seimila euro.
Ora, non è un processo che mi interessa fare a questi editori, tra l’altro Astremo non ne riferisce i nomi, ma puntualizza che se è vero che scrivendo un romanzo non abbia mai pensato ad arricchirsi, ma non immaginava neanche di doverci rimettere qualcosa.
Potrebbe essere interessante, però, cercare di capire quali sono i problemi e le difficoltà degli editori pugliesi, capire perché i loro libri non si trovano nel resto dell’Italia dove però trovano spazio, risonanza e mercato piccole realtà come Nottetempo, Sironi, Minimum Fax, PeQuod, Meridiano Zero e Alet.
Dove si possono individuare le difficoltà del “lavoro editoriale” di emergere partendo dalla Puglia?
Manca spazio nelle pagine locali dei quotidiani? E lo stesso per le televisioni? Non esiste una legame, un accordo, una circuitazione tra le librerie piccole e medie per organizzare (magari anche con il contributo di associazioni culturali come musicaos.com) incontri e presentazioni?
Ripeto che il mio non vuole essere un atto d’accusa, ma la segnalazione di una mancanza profonda, che poi si ripercuote a livello nazionale. Pensiamo a un editore come Sellerio, vent’anni fa, a Palermo, e al merito di aver valorizzato degli scrittori siciliani come Camilleri e Bufalino: scoperte comunque tardive nel mondo editoriale italiano. Sempre la storia di Sellerio può essere esemplare per le intuizioni come quella di affidarsi a una personalità forte come quella di Sciascia, di aver messo in circolazione dei libri belli e riconoscibili e di avere conciliato bibliofilia e marketing.
Ora, possibile che la Puglia sia carente di personalità culturali di un certo peso e di grafici di talento?
Abbiamo bisogno di voi, editori pugliesi. Abbiamo bisogno che leggiate una rivista come Nuovi Argomenti, dove Enzo Siciliano prosegue il lavoro di Moravia e Pasolini, e dove trovano spazio, oltre a chi vi scrive, anche altri scrittori della nostra regione: Mario Desiati, Roberto Maggio, Vittorino Curci, lo stesso Rossano Astremo e molti altri.
Ne vogliamo parlare?"
Anonymous
December 21 2004, 11:00:42 UTC 7 years ago
a proposito de "La Carne Muore"
Carissimi, sono Luciano Pagano, ringrazio Enzo Mansueto e Massimiliano Zambetta per l'attenzione e lo spazio. Uno dei punti evidenziati nell'articolo, credo, consiste nel non-essere-pronti dell'editoria di fronte a certi fenomeni, magari puntuali, magari localizzati (oltre che nel tempo e nello spazio) anche in limitazioni geografiche, pur tuttavia un non-essere-pronti, che non può essere oramai inferito solamente agli autori. Ho letto i suggerimenti di Massimiliano comparsi sul blog di Rossano (Astremo), li riconosco e li ho trovati validissimi. Un punto di partenza per quell'editing di cui lo stesso Rossano lamenta la carenza sul territorio, ma se un editore non punta (economicamente) quasi mai su un autore se non a colpo sicuro, figuriamoci quanto ci vorrà perchè si possano mettere le mani su un testo a livello di editing. Dopo aver inserito online il romanzo, molte persone lo hanno scaricato e hanno cominciato a leggerlo e a rispondere all'autore, e molti autori hanno già inviato proposte di 'pubblicazione'. Lo scarto avverrà quando potremo togliere dalla parola pubblicazione le virgolette, sarebbe a dire che il romanzo di Rossano, dopo aver ricevuto delle critiche (positive o negative) è comunque diventato oggetto di discussione. Non è forse questo che desidera avere un editore e non è forse questo l'obiettivo degli uffici stampa e non è sempre questo l'obiettivo di un autore, cioè essere letto?L'autore arriva a cambiare titolo al romanzo (da Frenesia delle Natiche, a La Carne Muore) perchè quel nome, come una carta moneta passata attraverso troppe mani senza essere stata spesa o fatta fruttare (intellettualmente e economicamente) perde quasi il suo valore, si svaluta fino a diventare zero. Gli autori sono pronti al gioco, scrivere, scrivere, scrivere. Gli editori sono pronti al gioco pubblicare, pubblicare, pubblicare, e sopravvivere, forse.
Una cosa è certa, la libertà insita nel web o la transizione dal web al cartaceo non potranno essere imbrigliate, l'importante è che la scrittura mantenga le promesse di libertà insite nei mezzi che utilizza per diffondersi, così, forse, anche gli editori nostrani potranno permettersi di pubblicare sempre ad alti livelli o di scommettere su giovani autori in base a quello che dicono e a quello che fanno.
Ci piace scrivere e ci piace avere riviste (cartacee ed elettroniche) di cui siamo redattori (gratuiti e appassionati) e di cui condividiamo la collaborazione (gratuita e appassionata) con altri scrittori, come sempre.
Con l'occasione buon natale e buona visione.
Anonymous
December 21 2004, 22:39:48 UTC 7 years ago
Re: a proposito de "La Carne Muore"
Salve, sono Giuseppe Cornacchia (www.nabanassar.com), leggo con interesse e un certo raccapriccio: pensavo che le tribolazioni della editoria a pagamento riguardassero solo la poesia. Seguo da un po' Rossano e credo meriti un interesse serio da parte del mondo letterario pugliese, così da consentirgli necessaria crescita attraverso l'esperienza dell'editing, della pubblicazione e della vita dialettica di un libro cartaceo. Di questo ha bisogno e questo gli auguro, prima che sia costretto a modificare la sua voce per cercare asilo altrove.December 22 2004, 14:38:19 UTC 7 years ago
Re: a proposito de "La Carne Muore"
Ringrazio Pagano e Cornacchia per le repliche e spero che da qui si possa avviare un dibattito. Anche sulla carta stampata. Vi chiedo già ora il permesso di utilizzare giornalisticamente i vostri interventi.Anonymous
December 22 2004, 15:55:17 UTC 7 years ago
Re: a proposito de "La Carne Muore"
a me va bene, sia l'utilizzo giornalistico, sia il luogo del dibattito,anticipo che il romanzo potrà essere scaricato fino al 31 gennaio (per permettere di scaricarlo a chi ne ha sviluppato il desiderio di recente)
ne darà notizia Rossano e anche noi su musicaos
Luciano
Anonymous
December 22 2004, 17:41:35 UTC 7 years ago
Re: a proposito de "La Carne Muore"
Autorizzo l'uso giornalistico del mio commento di sopra e mi auguro di riuscire a seguire la discussione che verrà. Nel piccolissimo del mio sito, aggiornerò il topic pro Astremo e Musicaos già aperto nel forum interno.saluti
Giuseppe Cornacchia
December 23 2004, 13:28:58 UTC 7 years ago
Re: a proposito de "La Carne Muore"
l'intervento di Massimiliano è in prima pagina sul corriere mezzogiorno (puglia) di oggi. stiamo apparecchiando le repliche e gli altri interventi: scatenatevi (qui o via email)Anonymous
December 22 2004, 16:51:08 UTC 7 years ago
non ci si può distrarre un attimo...
da tre giorni in puglia e già apro una querelle...comunque sì, che se ne parli.
soprattutto nei canali classici e canonici: sulla carta stampata e di persona, anche un incontro pubblico.
insisto su questo aspetto perchè la "rete" è allo stesso tempo una possibilità ma che rischia l'inflazione e il facile disinteresse.
è importante (per me, ovviamente...) che musicaos non diventi una specie di romanzieripuntocom del salento, chi li legge tutti quei testi? è importante darsi una svegliata.
massimiliano zambetta
Anonymous
December 22 2004, 22:50:02 UTC 7 years ago
Re: non ci si può distrarre un attimo...
Caro Zambetta, io invece sono uno strenuo sostenitore della rete. Anche l'occhio (e l'ego) vuole la sua parte ma niente di meglio che lavorare in autonomia concentrandosi sulla "voce", fuori dal giro letterario e coltivando relazioni tipo pen-friend; anche perché non è che girino molti Einstein, sa? E gli incontri sono spesso insoddisfacenti: si risolvono in mantrugiate, pettegolezzi e favoruzzi di quint'ordine, ben lontano da ciò che serve a leggere, scrivere e migliorare. Non si campa solo d'aria ma il pane è bene cercarlo altrove, la gente sveglia arriva comunque a trovarti! Siamo selettivi, non svendiamoci, è bene che chi scriva stia volontariamente un po' avanti, il resto è mercato e non letteratura. All'industria editoriale dovremmo rivolgerci solo quando serve a crescere (come ora penso per Astremo) o con un capolavoro in mano. Saluti e buone feste a tutti. GCornacchia.Anonymous
December 23 2004, 09:05:38 UTC 7 years ago
Re: non ci si può distrarre un attimo...
Ciò che dice Massimiliano è vero, su Musicaos c'è moltissimo materiale, il sito non sarebbe completo, però, se non disponesse della sua parte fisica, reale e vivente che siamo noi. A Lecce gli spazi per esprimersi non sono mai mancati, e negli ultimi tempi si sono intensificate le occasioni di incontro. Penso al FondoVerri e all'attività di operatore culturale 'ecumenico' condotta da Mauro Marino. La differenza è che forse adesso c'è più attenzione. La prima volta che io e Rossano, ad esempio, eravamo nello stesso luogo (Gran Bazar 2002) risale per l'appunto a due anni fa. E così con Stefano (Donno), a Lecce ci si incrocia per secoli, poi ad un certo punto si decide di collaborare. Queste cose succedono continuamente e questo 2004 è stato esplosivo in questo senso per la quantità di autori che sono usciti dall'ombra. Soltanto venerdì scorso c'è stata la prima performance de "I Selvaggi del Borneo", che su musicaos erano presenti con la loro prima produzione su cd. Oppure penso ad altri autori che sono transitati sul sito per poi finire su libri, ancora a pagamento tuttavia. Il materiale sul sito viene letto, me ne accorgo dalle critiche 'puntuali' che ci arrivano ogni mese oppure dagli appunti che ci vengono mossi quando facciamo uno scivolone (succede anche questo). La cortocircuitazione che si crea sulla rete è potenzialmente disponibile anche nella galassia guttenberg, tuttavia l'editoria è più lenta, bisogna quadrare e quadrare a quanto pare è complicato.A dopo, Luciano
December 23 2004, 13:29:50 UTC 7 years ago
Re: non ci si può distrarre un attimo...
sottoscrivo!Anonymous
December 23 2004, 16:33:03 UTC 7 years ago
Re: non ci si può distrarre un attimo...
Magari della rete ne parliamo in un secondo momento. Forse ho sbagliato a sollevare la questione. Volendo, per le debolezze del romanzo o perchè il piano editoriale dell'anno è completo, un editore ha il diritto di rifiutare un romanzo, anche quello di Rossano. Il problema per noi pugliesi adesso è la mancanza di un editore di peso nella narrativa. Per fare un altro esempio pratico e recente: le edizioni Maestrale di Nuoro. Sono stati loro a pubblicare Soriga (autore sardo) quando a vinto il premio Calvino, e il premio Calvino non è la medaglia del premio pizza&fichi di Sirmionesulgarda. E sono loro che hanno recuperato Fois, inventando le coedizioni con Frassinelli. E lo stesso vale per Atzneni. Qui c'è un piano editoriale concentrato a vendere (far leggere) dei libri. Il mercato è fondamentale. La sensibilità in senso lato mi importa relativamente. E comunque non è il centro della questione che ho sollevato. Tutto qui, si fa per dire...E adesso spero solo di sopravvivere al natale.
Massimiliano Z
Anonymous
December 22 2004, 18:16:13 UTC 7 years ago
rossano
Anonymous
December 22 2004, 18:19:38 UTC 7 years ago
rossano.
Anonymous
December 29 2004, 02:54:47 UTC 7 years ago
Frenesia delle natiche, frenesia distruttiva
Francamente, Rossano, Massimiliano, Luciano e quant'altri sono liberissimi di sfogare il proprio risentimento di scrittore “impubblicato” nei confronti di una realtà che oggettivamente non premia né i meritevoli, né i meno capaci. Al di là di quanto estreme possano essere le loro posizioni, mi meraviglia questo sparare a zero, dettato, è evidente, da un'amicizia che va oltre la segnalazione critica di un giornalista. Peraltro, uno "fugge" a Milano, l'altro non compra i libri che recensisce ma li legge a pezzi e bocconi in libreria - poi mi domando, se i lettori fossero tutti come lui... Per non parlare di chi oggi tesse gli elogi dello sforzo compiuto da case editrici locali, presentando libri, relazionando pubblicamente della bontà di quei libri, e il giorno dopo spara a zero sulle stesse con un atteggiamento poco professionale, che onestamente non mi aspettavo, e in molti non si aspettavano. Troppa autorità conferita a chi non la sa utilizzare? Ebbene, me lo domando. Dov'è il dialogo costruttivo? Dov'è la mediazione di chi è super partes e svolge anche il ruolo di filtro fra il libro e il lettore?La verità, cari contestatori, è a mio avviso una e sola: le case editrici romane contrapposte alle nostrane, quelle che con tanto orgoglio Rossano nomina, hanno il contributo, il supporto, la manforte, l'aiuto di tutto un apparato esterno ma non antagonista alle case editrici: flessibile, aperto, collaborativo. Noi abbiamo giornalisti, o simili, amici, che si fanno pubblicità tra loro in nome di uno spirito combattivo che non porta a niente, se non ad inasprire una situazione già di per sé corrotta.
Se doveva essere uno sfogo personale e solidale, avremmo fatto meglio a lasciarlo tale. Cosa si aspetta ora Rossano, dopo aver sollevato un po' di polvere, di pubblicare con chi tanto disprezza?
Poi lascio a voi l'analisi oggettiva di quella che è la situazione precaria degli editori qui al Sud. E comunque per questo aspetto la prossima puntata.
December 29 2004, 04:46:29 UTC 7 years ago
Re: Frenesia delle natiche, frenesia distruttiva
replica critica interessante... perché non la firmi?Anonymous
December 29 2004, 05:47:47 UTC 7 years ago
Re: Frenesia delle natiche, frenesia distruttiva
Una semplice dimenticanza. Ma tanto il mio nome non ti dice nulla. Simona CassanoDecember 29 2004, 09:02:29 UTC 7 years ago
Re: Frenesia delle natiche, frenesia distruttiva
> il mio nome non ti dice nullanon è questo il punto. un nome è un nome. e in certi casi, bisogna fare i nomi... ;)
December 30 2004, 00:42:31 UTC 7 years ago
Re: Frenesia delle natiche, frenesia distruttiva
posso pubblicare (su carta) la tua replica?Anonymous
7 years ago
7 years ago
Anonymous
December 30 2004, 03:19:46 UTC 7 years ago
Re: Frenesia delle natiche, frenesia distruttiva
L'intervento di Simona Cassano (mi permetta, casualmente omonima di Simona Cassano di Palomar?) è acuto. Acuto e sottilmente teso a svalutare le persone che stanno animando questo dibattito. Dibattito, discussione, e non sfogo. Ipotizzare lo sfogo equivale a ridimensionare la questione come se fosse il risultato di una ragazzata: i ragazzi, si sa, ogni tanto fanno un po' di chiasso, ma poi in fondo in fondo sono bravi. Anche se però, quando fanno troppa confusione, devono pagare i danni: "cosa spera di fare Rossano di pubblicare con chi disprezza?". Poi si eludono e si confondono le istanze sollevate: il problema non è che Astremo debba pubblicare perché ha scritto un capolavoro e sia frustrato per il silenzio che ha attorno, il problema è che le proposte che ha ricevuto siano soltanto a pagamento. Il problema è che a Genova c'è Il Melangolo, a Venezia Marsilio, ad Ancona PeQuod e Transeuropa, a Nuoro il Maestrale e a Bari non esiste un editore che riesce a farsi distribuire da Messaggerie e da PDE. Manca. Semplicemente manca. E le conseguenze le ho già espresse citando la storia della Sellerio e di Maestrale. Gli editori “romani” non godono soltanto di un (supposto e non provato) supporto incondizionato della stampa, ma sono capaci di trovarsi una nicchia di mercato dalla quale partire (gli americani della minimum fax, per esempio) e al contenuto uniscono anche una ottima grafica, altro argomento sollevato e eluso: perchè in Italia i libri si giudicano prima dalla copertina e poi dal contenuto, non siamo in Francia dove la sobrietà di Gallimard è dominante, e forse un grafico di talento e un bravo illustratore (tipo Toccafondo, Mattotti) si fanno pagare abbastanza. Viene richiesto un atteggiamento flessibile e collaborativo da parte della stampa, ma questo è un altro argomento sollevato nell'articolo, non è una omissione: è stato chiesto se quello che viene fatto sia o meno sufficiente; nel desiderio di un dibattito non sono state suggerite le domande: gli editori vogliono articoli più approfonditi, più interviste, più rubriche? Che lo dicano. Le associazioni culturali in Puglia non sono molto attive? Lo dichiarino. In Puglia, peggio che nel resto dell’Italia, si legge poco? Lo si dica, trovando (lo dico giusto per annoiare chi leggerebbe quell’articolo) nuovi modi per dirlo. Ci si può impegnare perché la risposta italiana ad Apostrophe parta dalle televisioni pugliesi? Ipotizziamolo, si può sempre sognare. E sempre nell’ambito di quell’atteggiamento di collaborazione che ho scritto il mio corsivo: c’è un’associazione culturale pugliese che promuove una iniziativa e anche una polemica, l’iniziativa parte da una persona che produce una rivista letteraria, non ne è il caso di parlarne? Per quanto mi riguarda, sì. Anche perché non sono uno che “fugge”, sono uno che lavora a Milano. E soprattutto sono uno che torna, spesso, a Bari e in Puglia. Quando si parla bene di un editore è collaborazione, altrimenti si tratta di combine? Mi sembra un giudizio semplicistico.Massimiliano Zambetta
December 30 2004, 00:45:29 UTC 7 years ago
fuori i nomi
> farò anche i nomili aspettiamo. c'è bisogno di essere concreti in questi casi. altrimenti son giuste le accuse di qualunquismo e piagnisteo e potenziale vocazione al fallimento. aggiungi una breve cronaca circostanziata ai tuoi intereventi e vedrò di farne qualcosa
Anonymous
December 30 2004, 02:32:23 UTC 7 years ago
un'opinione a Simona
[PARTE 1] Sapevo che sarebbe accaduto, e da parte mia ero pronto a tutto come sempre, sapevo che qualcuno avrebbe mescolato/confuso l'amicizia con la professionalità e la professionalità con l'amicizia. Solo che qui non si tratta di risentimento. Non so di dove sia Simona Cassano, se i nomi non sono importanti forse non lo sono nemmeno i luoghi nè i tempi e i modi. Fatto sta che la realtà è diversa, almeno per quanto mi riguarda non è il risentimento a dettare le mie azioni. Qui a Lecce il confronto sulla scrittura parte, agisce e si conforta del confronto con la 'base', la voglio chiamare così. La base sono le persone che vengono ai reading, che comprano i libri e che li scrivono, pubblicano o autoproducono. Racconto un'esperienza personale come esempio. Quando ho cominciato a scrivere poesie mi sono guardato attorno ed ho cercato lettori, i primi all'università, all'accademia. Niente. Ottime critiche, ottimi elogi...e poi? Nulla. Paradossalmente gli editori sono divenuti per me i 'correttori'. Scrivo un romanzo, lo invio ad un editore e oramai non mi preoccupo più del fatto che mi chieda denaro, che comunque non sborserei. Però l'editore risponde positivamente e almeno per un attimo mi sembra di aver raggiunto un punto di congiunzione tra quello che io scrivo e quello che potrebbe essere letto.Mi domando che cosa sarebbe accaduto se avessi pagato i primi ottomilioni (di vecchie lire) che mi chiese Manni per pubblicare il mio primo libro di versi (Venenum) che poi dovetti pubblicare, insieme ai miei sodali e amici (Simone Giorgino e Michele Truglia) dividendoci le spese. Forse un lettore distratto penserà che siamo fannulloni, non è così, lavoriamo tutti e tre, allora avevamo ventitrè anni, e malgrado tutti i concorsi vinti con quelle poesie, stampammo il libro presso un editore a pagamento, spendendo 1800000 di vecchie lire, divise naturalmente per tre.
E poi via con le auto produzioni. Ecco, forse se qualcuno avesse accontentato allora la mia smania di pubblicare oggi forse non avrei nemmeno incominciato a scrivere prosa, o forse avrei cominciato più tardi, o forse le vie del signore sono così infinite che non sarebbe cambiato nulla, arriva un giorno in cui ti accorgi che senza scrittura la tua vita non conta. Però vi prego, non scambiate questa discussione per lamentazione o supporto amichevole tra precari della letteratura.
Sono grato a Enzo, che non avrei conosciuto se non avessi pubblicato un capitolo di un romanzo su un'antologia, e sono grato a Massimiliano, che non avrei conosciuto se non leggendolo e se non avessi scritto un intervento, proprio sull'editoria, nel sito che curo...a proposito, com'è che uno scrittore barese che vive a Milano appena viene pubblicato un intervento sull'editoria del 'SUDore' replica e invece da qui non abbiamo repliche? A proposito: la seconda replica viene da Maria Zimotti, altra poetessa ospitata su musicaos, che è di Foggia ma abita a Milano e, credo, non conosca personalmente Massimiliano (Zambetta). Questo evento mi fa dedurre che chi è andato al nord (o in qualche altra parte del mondo), vuoi per lavoro, vuoi per studio, vuoi per qualunque altro motivo, nota che qui le cose non cambiano, che l'editoria è lì, dove la hanno lasciata. Benvenga l'amicizia, se si confronta sulle produzioni di opere e azioni e non sui filosofemi. L'editoria deve essere anche osservatorio.
[...continua, Luciano]
Anonymous
December 30 2004, 02:33:54 UTC 7 years ago
[parte 2] un'opinione a Simona
[PARTE 2]Esempio numero due. Laboratorio della Notte della Taranta condotto da Giovanni Lindo Ferretti in Salento. Poeti coinvolti, non ricordo quanti, perchè erano davvero molti, tra i quali:
Giovanni Santese, vincitore del primo slam salentino alla Città del libro di Campi, pubblica un libro con Pensa che viene recensito su Poesia dopo qualche mese.
Vito Antonio Conte, pubblica tre libri in meno di quattro mesi, sempre per Pensa.
Tiziano Serra, si diffonde in performance musicopoetiche con "I Selvaggi del Borneo" e dopo un mese dal primo cd (che è disponibile online) vengono fissate tre date, Bologna, Ferrara, Padova.
Elisabetta Liguori (al workshop non c'era), pubblica un libro che esce proprio oggi con Argo (Lecce), un romanzo che ha scritto più di due anni fa, pubblica sul sito i suoi racconti ricevendo ottime critiche da parte dei lettori e collaboratori che si chiedono "potrei contattarla?", "ma dov'era prima?".
Giovanni Matteo, disegnatore, pubblica una striscia (Carni Paesane) sul nostro sito, viene scelto, grazie ad un concorso di idee, come disegnatore per illustrare Spaperopoli, di G. Schieppati, romanzo selezionato da iQuindici che verrà pubblicato, proprio da un editore romano.
Questo per fare tre nomi tralasciando noi stessi altrimenti sembra, come dice Simona, che ci si aiuta tra amici. Lello Voce sostiene che la poesia alimenta un gioco, il gioco della "comunità". Qui, in Puglia, la comunità dei lettori e degli scrittori esiste, anche a prescindere dell'editoria. Altrimenti non si spiegherebbero le repliche al dibattito da parte di entrambi, però mi domando...e prima? Se un'antologia pubblicata da un editore non mi piace, a chi posso dirlo? Se non ci fosse la rete (virtuale), la rete (reale) avrebbe molte meno possibilità di essere ascoltata, ma non avrebbe alcuna chance se non ci fossero persone che mettono la loro professionalità a servizio degli altri, la discussione accesa sarà tale quando migrerà rizomaticamente su altre testate (concomitanti) e riceverà le repliche (anche) degli editori (concomitanti).
Forse uno dei motivi che più ci ha spinto ad intavolare questa discussione è proprio la momentanea (?) disattenzione di editori cui siamo giocoforza legati, non fosse altro perchè leggiamo e acquistiamo anche i loro libri e perchè li stimiamo, essendo i pochi che sono riusciti a 'durare' per così tanti anni senza scomparire come è successo, per esempio, al mio primo editore a pagamento.
Questa è solo la mia opinione, grazie Simona che mi da la possibilità di esprimerla.
Luciano
Anonymous
December 30 2004, 04:59:50 UTC 7 years ago
Rivalutazione in corso...
Posso contare fino a tre prima di rispondere a Luciano e Massimiliano? Di cose da dire ne avrei tante, ma, come ha intuito Massimiliano, prendono tutte binari distinti. Preciso solo che il mio commento era principalmente a carattere personale.Simona
7 years ago
Anonymous
January 5 2005, 03:05:20 UTC 7 years ago
Anonymous
January 5 2005, 03:06:53 UTC 7 years ago
rossano astremo